Fiera Regionale del Miele di Marentino

Edizione Digitale 2020
 

COS'È IL MIELE

 

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Rispondere alla domanda “Cos’è il miele?” è la prima responsabilità culturale di chi opera nel settore dell’apicoltura e della comunicazione legata a un alimento tanto importante.

Il miele è prodotto dalle api domestiche a partire dal nettare dei fiori (miele di acacia, miele di rododendro, miele di castagno, miele di tiglio…) oppure da sostanze zuccherine secrete da piccoli insetti che si nutrono della linfa di alcune piante (miele di melata anche chiamato miele di bosco).

Esistono mieli uniflorali (o monoflorali) e multiflorali. I primi sono prodotti in prevalenza dal nettare di una determinata specie botanica (il conosciutissimo miele di acacia ne è un esempio), o prevalentemente da melata. I mieli multiflorali derivano invece dal nettare di più specie botaniche, senza una prevalenza specifica (miele di millefiori, ad esempio).

In alcuni casi le api possono dare origine a mieli biflorali, nei quali si riscontrano due origini florali prevalenti, ad esempio castagno e tiglio oppure ciliegio e tarassaco.

Il miele destinato all’alimentazione umana nasce dall’interazione tra l’etologia delle api e il lavoro degli apicoltori che lo raccolgono e lo portano sul mercato.

Gli apicoltori che si dedicano con passione e sacrificio alla produzione del buon miele100% italiano, intervengono sugli equilibri delle famiglie di api e su questo straordinario alimento in modo rispettoso e non invasivo per evitare di ottenere un miele poco sano e per offrirci un prodotto genuino e naturale.

Le api producono il miele bottinando - ossia raccogliendo - il nettare dei fiori o la melata che poi combinano con sostanze che sono loro proprie. La fase successiva è lo “stoccaggio” del miele all’interno dei favi.

 

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In senso botanico, il nettare è una sostanza prodotta dal nettario delle piante Angiosperme la cui composizione chimica e la cui quantità possono variare in base al vegetale e al periodo di raccolta. Si tratta di una sostanza acquosa che contiene circa il 25% di zuccheri oltre a destrine, gomme, composti azotati e fosforati.

I nettari delle piante possono essere divisi in due categorie. Quelli “nuziali” (anche chiamati fiorali o mesogamici) sono nei fiori e hanno lo scopo di attirare gli insetti impollinatori (pronubi). I nettari extranuziali o extrafiorali, invece, si trovano in altre parti della pianta come fusti e foglie e servono ad attirare le formiche a fini difensivi, poiché esse si nutriranno di insetti fitofagi (insetti che si cibano di parti delle piante).

La melata, a differenza del nettare, non è prodotta dai fiori delle piante, ma è secreta da piccoli insetti fitomizi che si nutrono della linfa di alberi tra i quali abeti, pini e querce.

Si tratta di un composto zuccherino che i suddetti insetti producono perché la loro alimentazione, basata solo sulla linfa, risulta squilibrata, ossia troppo ricca di zuccheri e povera di amminoacidi. Per ovviare a questo sbilanciamento e assumere una quantità ottimale di amminoacidi, gli insetti fitomizi consumano grandissime quantità di linfa e sono costretti a espellere gran parte del contenuto di zuccheri e acqua della stessa: ed ecco che le api possono raccogliere la melata per fare il miele.

Avreste mai pensato che dietro alla domanda "Cos'è il miele" si nascondesse un mondo tanto interessante?

Proseguendo, le api bottinatrici sono dotate di una “borsa melaria”, ossia una tasca, che può contenere circa 70 milligrammi di liquidi. Esse raccolgono il nettare dei fiori o la melata in questa tasca, poi tornano al favo. Qui le bottinatrici passano il loro prezioso carico alle api operaie che, con una sorta di staffetta, trasferiscono il nettare o la melata in una cella, dopo che ciascuna di esse li ha arricchiti con enzimi autoprodotti. Il prodotto ottenuto - ossia il miele - dopo essere stato privato dell’acqua in eccesso grazie al movimento delle ali delle api operaie che rendono l’aria dell’alveare secca, matura nella cella per qualche giorno.

 

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Nella cella prosegue la disidratazione del miele che è maturo quando la percentuale di acqua contenuta in esso è pari o inferiore al 18%. A questo punto le api chiudono la cella con la cera.

Il miele, per le api, è quindi un modo di stoccare un alimento fresco (nettare o melata) e renderlo conservabile e disponibile durante le stagioni che impediscono l’accesso alle fioriture.

Quando si parla di apicoltura, tutte le fasi sopra descritte avvengono negli apiari che gli apicoltori collocano in prossimità delle fioriture o nelle zone ricche di piante grazie alle quali le api possono produrre il miele di melata.

Gli apicoltori visitano spesso i propri apiari per evitare le sciamature, ossia le separazioni delle famiglie di api che avvengono quando l'ape regina più anziana si allontana dal nido per fondare altrove una nuova colonia. Le api che seguono la vecchia regina portano con loro il miele necessario alla sopravvivenza, implicando la riduzione della produttività della famiglia.

 

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Quando arriva il momento della smielatura, i melari sono raccolti e portati nei laboratori. Lì una centrifuga preleva il fluido che è poi trasferito nei fusti, quindi nell’invasettatrice.

I mieli 100% italiani e di alta qualità non sono sottoposti a trattamenti termici invasivi, come la pastorizzazione; mantengono pertanto inalterate tutte le loro qualità vitali, gli aromi e i colori.

Per sapere esattamente cos’è il miele, è importante conoscere anche la sua composizione chimica.

Il delizioso prodotto delle api è costituito da glucosiofruttosiosaccarosio e oligosaccaridi (66-88%), acqua (18% circa), gomme e destrine (tra l’1 e il 5%) ed enzimiacidi organici e vitamine (tracce).

Per quanto riguarda gli zuccheri del miele, sono il fruttosio e il glucosio a essere protagonisti: si tratta di zuccheri "semplici" che rendono il miele un alimento facilmente e rapidamente digeribile.

Il glucosio viene assimilato immediatamente e fornisce subito energia all’organismo umano.

Il fruttosio, invece, è trasformato in glucosio dal fegato. Il glucosio che non è immediatamente impiegato nei processi metabolici polimerizza trasformandosi in glicogeno, zucchero complesso di riserva che si accumula nel fegato e, in minor misura, nei muscoli.

Grazie alla composizione chimica del miele, esso ha un potere dolcificante superiore a quello dello zucchero di barbabietola o di canna ma ha un minor apporto calorico.

Cento grammi di miele forniscono circa 320 calorie contro le 400 dello zucchero.

Dal confronto tra zucchero e miele, emerge quindi che, a parità di potenziale dolcificante, il miele fornisce meno calorie dello zucchero.

Ecco la nostra risposta alla domanda “Cos’è il miele?”.

Ringraziamo gli apicoltori della Fiera Regionale del Miele di Marentino che hanno fornito materiale utile alla realizzazione di questo articolo.

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La Fiera Regionale del Miele di Marentino 2020 è un evento digitale organizzato dal Comune di Marentino in collaborazione con Aspromiele e LIBRICETTE.eu.

 

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