Fiera Regionale del Miele di Marentino

Edizione Digitale 2020
 

LA STORIA DEL MIELE:
EGIZI, GRECI, ROMANI

 

Placeholder image

 
 

La storia del miele: una relazione millenaria tra uomo e api

«Aristotele definiva il miele “rugiada celeste” che le api raccolgono dai fiori o intercettano negli strati superiori dell’aria, Plinio lo chiamava “saliva delle stelle” e Virgilio, cantore della natura per eccellenza, “dono celeste” degli dei agli uomini.»

Questo passo riportato nel testo Il Miele nel mito dell’Osservatorio Nazionale del Miele, è un’ottima premessa per comprendere l’importanza che il miele e le api assumevano presso le antiche, grandi civiltà, collocandosi in un’affascinante e misteriosa “terra di mezzo” che sorge ai confini tra culto, leggenda, taumaturgia, medicina e vita quotidiana.

Parlando della storia del miele, la prima immagine che ci viene in mente è quella di un uomo appeso a una liana, circondato da api svolazzanti e intento a raccogliere il prezioso alimento.

 

Placeholder image


©OsservArcheologiA

 

Questa scena è rappresentata in un’incisione rupestre rinvenuta nei pressi di Valencia, in Spagna, proveniente dal gruppo di grotte di Cueva de la Arana e attualmente conservata presso il Museo della Preistoria di Valencia. La datazione di tale opera non è certa ma è fatta risalire all’epipaleolitico - periodo che si pone tra il 10.000 e l’8.000 a.C. - nella fase intermedia dell’Età della pietra.

Questa importantissima testimonianza rivela che il miele è presente nell’alimentazione umana da tempo immemore e che il sodalizio tra natura, api ed esseri umani ha un ruolo preponderante nella nostra storia evolutiva poiché il miele ci ha accompagnato durante ogni tappa del nostro cammino, fino ad oggi.

Quando l’uomo iniziò a costruire rifugi in cui abitare e ridusse il nomadismo a favore di un’esistenza più stanziale, fatto che ha comportato la nascita dell’agricoltura, sviluppò anche le prime forme di apicoltura, allestendo alloggi per le api.

Il miele presso la civiltà egizia

La storia del miele ci insegna che esso era molto importante anche per gli Egizi che credevano che le api fossero nate dalle lacrime del dio Ra cadute sulla terra.

Le api erano tenute in grande considerazione: oltre ad avere un ruolo fondamentale nell’alimentazione, avendo attinenze divine erano identificate come sacre; di conseguenza, sacro era anche il miele.

 

Placeholder image


Dalla TT279, tomba di Pabasa, El-Assasif (ph. Tiziana Giuliani)

 

La civiltà egizia si distinse per l’abilità di allevare api ai fini della produzione di miele grazie ad arnie che venivano poste lungo il delta del Nilo e spostate con lo scopo di seguire le fioriture.

Il miele era anche utilizzato nei riti funebri, sia per la preparazione dei defunti - la cui pelle assumeva un colore dorato grazie all’applicazione sul viso - sia come veicolo di avvicinamento alla sfera divina.

Esattamente come accade oggi, in epoca egizia il dono delle api era utilizzato come ingrediente per preparazioni di bellezza (trattamenti emollienti e antirughe per la pelle, profumi, saponi, dentifrici…).

Anche la medicina egizia si avvaleva delle proprietà del miele, tanto che vi si ricorreva per impiegarlo come antisettico, come panacea per i disturbi gastrointestinali, per curare malattie e malesseri degli occhi e dei reni e persino per otturare i denti.

In relazione all’alimentazione, il miele era utilizzato come dolcificante, ma anche come ingrediente di piatti destinati alle classi più abbienti (fichi e miele erano l’accompagnamento gastronomico delle celebrazioni rituali).
In ultimo, con riferimento al grande valore materiale e immateriale che gli era attribuito, gli egizi utilizzavano il miele come una sorta di moneta.

 

Placeholder image

Dalla TT279, tomba di Pabasa, El-Assasif – Apicoltore versa il miele raccolto in un otre (ph. Tiziana Giuliani)

 

Il Basso Egitto era rappresentato da un’ape, con ogni probabilità per via della presenza di una regina nella colonia, attorno alla quale gravita la vita dell’alveare (grazie al lavoro delle operaie, è doveroso aggiungerlo), così come il re, anch’esso iconograficamente indicato con un’ape, era al centro e al culmine della struttura sociale egizia.

Grazie ad alcuni scavi effettuati nelle tombe, sono stati ritrovati oggetti preposti alla conservazione del miele che era parte del “bagaglio” del defunto in viaggio verso l’aldilà. Si tratta di coppe e vasi all’interno dei quali il miele era ancora presente e ben conservato: un vero miracolo della storia che incontra l’arte dell’apicoltura.

 

Placeholder image

Vaso con collo rivestito di tessuto e dipinto - 1425–1353 a.C.- Nuovo Regno - XVIII dinastia – Proveniente da Deir el-Medina / tomba di Kha (TT8) – Per gentile concessione del Museo Egizio di Torino

 

Per approfondire l’argomento, vi invitiamo a visitare il sito web mediterraneoantico.it e a leggere il testo della Dott.ssa Tiziana Giuliani alla quale va il nostro ringraziamento per averci concesso l’utilizzo delle immagini riportate in questo articolo.

Un sentito ringraziamento va anche al Museo Egizio di Torino, realtà di importanza fondamentale nel panorama dell’archeologia e della storia mondiali, che mette a disposizione un archivio di immagini preziose riguardanti alcuni reperti presenti presso la struttura che, senza campanilismi ma per amore di cultura, raccomandiamo a chiunque di visitare.

La storia del miele nella Grecia antica

Anche per la civiltà greca il miele aveva un valore che andava oltre quello legato all’alimentazione, tanto che esso era considerato il cibo degli dèi.

Il dorato tesoro era utilizzato per la preparazione di molti alimenti, tra i quali i dolci e le focacce servite agli atleti al termine delle gare di corsa, come conservante dei cibi e come medicamento, grazie alle proprietà antisettiche, cicatrizzanti e lassative.

In ambito religioso e cerimoniale, il miele era utilizzato in molti riti, inclusi quelli sacrificali celebrati in onore delle divinità.

Il miele è presente in diversi miti greci, tra i quali quello di Melissa, figlia del re di Creta, il cui nome deriva da μέλισσα (ape), a sua volta proveniente da μέλι, (miele). Questo mito racconta che Zeus (anche indicato come Melisseo), nascosto dalla madre Rea sul monte Ida affinché non finisse tra le fauci del padre Cronos - deciso a divorare i suoi figli per sfuggire alla predizione di un oracolo relativa alla sua caduta dal trono per opera di uno dei suoi discendenti - fu nutrito da Melissa con il miele dell’ape Panacride e allattato da Amaltea con latte di capra.

Melissa è anche il nome che fu associato a varie ninfe e sacerdotesse, a testimonianza dell’importanza, anche simbolica, che l’ape assumeva presso la cultura greca.

Altre affabulazioni raccontano che, analogamente a Zeus, Dioniso, dopo terribili vicissitudini, per essere sottratto all’ira vendicativa della dea Era, fu nascosto su un monte, il Nisa, dove fu nutrito dalle ninfe con il miele e che Eros era solito intingere la punta dei propri dardi nel miele prima di scagliarli.

La presenza delle api su alcune dracme coniate ad Efeso, rende ancor più incisiva la simbologia di questi insetti presso il popolo greco.

 

Placeholder image

Foto di Sailkodisponibile su wikimedia.org, concessa con licenza Creative Commons Attribution 3.0 Unported

 

In letteratura, tra gli altri, furono Omero, che descrisse la raccolta del miele selvatico e Pitagora, che lo identificò come elisir di lunga vita, a dare rilievo al miele.

Altrettanto importante è il passo dedicato alle api che si trova nel De Generatione Animalium di Aristotele in cui è riportata una minuziosa descrizione di tali insetti e della produzione del miele. Dello stesso autore è il testo che descrive le diverse tipologie di miele evidenziando le differenze tra quello prodotto in primavera e il miele autunnale.

Il miele e le api per i Romani

La lunga storia della Roma antica, al pari di quelle delle grandi civiltà descritte sopra, sa di miele.

A livello commerciale, il dolce fluido era importato da Creta, Cipro, Malta e Spagna, mentre, per ciò che concerne la produzione “autoctona”, l’apicoltura romana conobbe il proprio periodo di massimo splendore sotto l’imperatore Augusto (27 a.C. - 14 d.C.).

L’apicoltura si praticava in aree distanti dai centri abitati affinché il miele non assumesse caratteristiche organolettiche poco gradevoli, ereditandole dall’ambiente cittadino. Il miele “inurbato”, definito villaticum, era considerato di scarsa qualità, tanto che gli si attribuivano sentori di letamaio.

A regolamentare l’attività degli apicoltori intervenivano precise ordinanze municipali, una delle quali vietava la sistemazione delle arnie lungo le strade.

Anche la gestione delle api era riguardata da una specifica legislazione. Gli insetti che non facevano riferimento a un alveare artificiale erano considerati “di nessuno”, mentre gli sciami liberi catturati dagli allevatori diventavano di loro proprietà.

Numerosi letterati e poeti dell’epoca si dedicarono a redigere scritti e manuali riguardanti le api e l’apicoltura a testimonianza del peso economico e culturale che gli insetti e il loro prodotto avevano presso la civiltà romana.

Dalla letteratura all’aneddotica, alla leggenda, il miele e le api erano onnipresenti. Citiamo, ad esempio, la frase attribuita all’imperatore Ottaviano Augusto che era solito identificare in “Miele dentro e olio fuori” il segreto della sua longevità e della sua salute e l’affabulazione secondo cui Pitagora si nutriva esclusivamente di miele.

Nella gastronomia romana il miele era utilizzato per preparare dolci, birre, alimenti conservati e idromele ed era la base dei condimenti agrodolci, particolarmente apprezzati. Di particolare importanza era anche il Mulsum, una miscela di vino, miele e spezie.
Infine, così come in epoche precedenti, anche a Roma il miele era considerato una risorsa preziosa dotata di importanti proprietà medicamentose.

Concludiamo questo breve viaggio nella storia del miele presso le grandi civiltà antiche con un altro passo tratto da Miele nel mitoche deve farci riflettere.


«La consapevolezza e anche la presunzione che ci deriva dalla scienza che quasi tutto ci dice dell’ape, senza tuttavia svelare l’arcano mistero, non impedisca all’uomo moderno di assaporare tremila anni di cultura!»


Ringraziamo la Dottoressa Ulderica Grassone di Aspromiele per la consulenza prestata in occasione della redazione di questo articolo.

Fonti:

 

Ti è piaciuto questo articolo? Condividilo su Facebook!

 

 

Home

Contatti

Scopi benefici

Partner

Sala stampa

 

Seguici su Facebook

 

La Fiera Regionale del Miele di Marentino 2020 è un evento digitale organizzato dal Comune di Marentino in collaborazione con Aspromiele e LIBRICETTE.eu.

 

© 2020 Comune di Marentino - Tutti i diritti riservati

La riproduzione totale o parziale di qualsiasi contenuto di questo sito web è vietata senza consenso scritto da parte del Comune di Marentino.
Ogni violazione sarà perseguita a termini di legge.

 

Placeholder image