Fiera Regionale del Miele di Marentino

Edizione Digitale 2020
 

LA VITA DELLE API

 

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Se, spontaneamente, associamo alle api e al miele immagini poetiche, tranquillizzanti e capaci di portarci in una dimensione idilliaca e bucolica, nella quale l'equilibrio è alla base di tutto, un motivo c'è.

 

A dire il vero i motivi sono più di uno e corrispondono alle peculiarità delle api, della loro etologia e di quel meraviglioso e stupefacente modo che hanno di stare al mondo, interagendo in armonia con esso e mettendo a disposizione dell'uomo uno degli alimenti più preziosi del paniere planetario.

 

Cosa sono le api

 

Le api sono insetti appartenenti alla famiglia degli imenotteri, genere Apis, specie mellifera (portatrice di miele).

Questo piccolo capolavoro della natura, tra le specie animali è uno degli esempi più efficaci della vita di comunità.

 

Un'ape, qualsiasi ruolo abbia, è un membro attivo di un vero e proprio sistema sociale e produttivo finalizzato alla perpetrazione della specie e direttamente legato alla sopravvivenza di numerose piante, molte delle quali nutrono l’uomo.

 

Quest’ultimo, dapprima con metodi impattanti sulle api allo stato selvatico, poi con l'utilizzo di metodi di gestione razionali e sostenibili, si è inserito in questa organizzazione perfetta offrendo alle api i luoghi in cui nidificare e produrre il miele (arnie).

 

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La struttura sociale delle api

 

L'etologia delle api si basa sull'esistenza di una "casa comune", l'alveare, che consiste in un insieme di costruzioni di cera prodotta dalle api stesse (favi).

 

La forma del favo è tipica, con celle esagonali destinate a immagazzinare il cibo per il sostentamento della colonia e a ospitare le larve di api operaie, fuchi e regine.

 

L'alveare deve essere considerato come un vero e proprio super-organismo dal funzionamento impeccabile.

Uno degli aspetti più affascinanti della vita di un alveare è la condivisione del cibo che prende il nome di trofallassi. Il cibo passa letteralmente di bocca in bocca affinché sia equamente distribuito e perché ciascun individuo sia in armonia con gli altri, anche grazie alla trasmissione di sostanze chimiche che hanno lo scopo di dare "informazioni", di uniformare lo stato della colonia e di orientare i comportamenti, specie per ciò che concerne la raccolta delle risorse alimentari e l’allevamento della covata.

 

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Le api operaie

 

Queste instancabili creature nascono da uova fecondate ma sono non deponenti poiché i feromoni dell’ape regina inibiscono lo sviluppo dell’apparato deputato, appunto, alla deposizione delle uova.

 

Le api operaie svolgono ruoli importantissimi. Esse perlustrano le zone circostanti l'alveare alla ricerca di cibo.
Tornate all’alveare con un “campione” del raccolto, lo passano ad altre operaie bottinatrici (atte alla raccolta di nettare e melata e con essi il polline) che assimilano così informazioni importanti riguardo ciò che dovranno cercare, trasmettendo anche informazioni di natura topografica attraverso una particolare danza grazie alla quale le loro compagne sapranno orientarsi per raggiungere le fioriture.

 

Acquisite le informazioni trasmesse con il passaggio dei campioni di cibo e con la danza, le api operaie bottinatrici escono dall’alveare e si dedicano alla raccolta. Giunte alla colonia, passano il raccolto ad altre api operaie “di casa” che iniziano il processo di asciugatura del nettare e della melata per far perdere ad essi quella componente acquosa che ne comprometterebbe la conservabilità.

Le operaie di casa assorbono ed emettono diverse volte il nettare o la melata con la propria bocca, riducendo l'umidità degli stessi. Il resto del lavoro lo fanno le condizioni climatiche indotte dell'alveare e la maturazione del miele all'interno delle celle che nella prima fase di "stoccaggio" sono lasciate parzialmente aperte affinché il processo di disidratazione possa completarsi.

Quando il miele ha raggiunto una percentuale di umidità pari o inferiore al 18%, le api operaie sigillano la cella con un opercolo di cera prodotta da esse stesse.

 

Il fenomeno di disidratazione del miele avviene grazie alle condizioni al contorno (temperatura e umidità) che devono essere ideali e del cui mantenimento si occupano ancora le api operaie. Se l'aria all'interno dell'alveare è troppo fredda, le operaie producono calore con il movimento muscolare, ma se il problema sono caldo, umidità e carenza di ventilazione, ecco che mettono in moto le ali. Se il problema è particolarmente grave, ossia se si rende necessario un repentino abbassamento della temperatura, le api recuperano acqua all'esterno per poi nebulizzarla all’interno dell’alveare.

 

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I fuchi

 

Il ruolo delle api maschio, i fuchi, è invece riproduttivo, ossia essi non concorrono alla raccolta di cibo e alla produzione di miele, ma possono partecipare alla termoregolazione del nido.

 

Più piccoli dell’ape regina ma più grandi delle api operaie, i fuchi nascono da uova non fecondate in celle particolari dalle pareti bombate, spesso costruite ai margini dei favi.

 

Nel periodo di accoppiamento (da aprile-maggio fino a settembre), i fuchi si radunano all’aperto in zone la cui estensione può raggiungere i 200 metri quadri e che possono essere anche molto distanti dagli alveari di provenienza.

Quando giungono le regine inizia l’accoppiamento al quale il fuco non sopravvive e attraverso cui queste ultime fanno scorta di seme per poterlo poi utilizzare per le deposizioni nel corso della loro esistenza.

 

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L'ape regina

 

La struttura sociale dell'alveare prevede che all'interno di esso si trovi una sola regina il cui scopo è esclusivamente riproduttivo.

 

L'ape regina è più grande dei fuchi e delle api operaie e vive da due a cinque anni, mentre le operaie vivono circa un mese nella stagione produttiva e fino a sei mesi in inverno.

 

Le larve che diventeranno api regine alloggiano in celle più grandi delle altre che possono trovarsi ai margini o al centro dell’alveare. Ciò a seconda che si tratti di celle costruite ad hoc o di celle reali di emergenza, alle quali le operaie ricorrono quando allevare una nuova regina è particolarmente urgente.

Le celle reali sono riempite con la pappa reale, una sostanza prodotta dalle giovani api operaie. Per tutta la vita la regina sarà nutrita dalle operaie preposte poiché il suo organismo non è strutturato per la nutrizione autonoma.

Grazie a tale processo, le operaie che si occupano della nutrizione della regina, partecipando alla trofallassi, sono in grado di diffondere i feromoni della stessa che diventano messaggi importantissimi riguardo la salute della riproduttrice e l’attività del suo stato.

L'ape regina, nel periodo attivo, depone moltissime uova - fino a 2000 ogni giorno - sfruttando la riserva di seme maschile accumulata durante l’accoppiamento, ma sarà il super-organismo alveare a indirizzarla verso la covata femminile o maschile o verso il riposo autunno vernino.

In un periodo che va da 5 a 15 giorni dopo la nascita, l’ape regina inizia a perlustrare le zone circostanti l’alveare alla ricerca di un luogo in cui si siano radunati i fuchi.

L’accoppiamento della regina avviene in volo con il maggior numero di maschi possibile, fatto che, oltre a garantire un’adeguata scorta di seme in quella che è chiamata “spermateca”, essenziale per la deposizione di un elevato numero di uova, assicura una variabilità genetica che si rivela essenziale per la salute e la perpetrazione della vita nella colonia.

 

Le dinamiche dell’alveare prevedono che, periodicamente, le api operaie allevino una nuova regina.

 

Questo accade se l’ape regina presente nell’alveare non è più in grado di deporre uova oppure se la colonia è cresciuta talmente tanto che i feromoni reali non riescono a raggiungere tutti i membri.

Quando nasce una nuova regina, quella “vecchia” lascia l’alveare, portando con sé parte della popolazione operaia, dei fuchi e del cibo, per fondare altrove una nuova colonia, dando origine al fenomeno della sciamatura.

Pochi giorni prima che quest’ultima inizi, le operaie atte alla ricognizione vanno alla ricerca di un luogo adatto alla costruzione di un nuovo alveare per poi tornare nel luogo in cui gli altri membri dello sciame le aspettano.

Durante il viaggio, la regina emette un particolare feromone condiviso dagli altri individui che permette al gruppo di restare unito e ad eventuali api che si smarriscono di ritrovare la famiglia.

 

Ringraziamo la Dottoressa Ulderica Grassone di Aspromiele per la consulenza prestata in occasione della redazione di questo articolo.

 

Fonti:

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La Fiera Regionale del Miele di Marentino 2020 è un evento digitale organizzato dal Comune di Marentino in collaborazione con Aspromiele e LIBRICETTE.eu.

 

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